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Gianni Rivera
Golden Boy
Rivera nasce l'8 dicembre 1943 ad Alessandria ed è entrato nella storia del calcio italiano per essere stato il primo azzurro a conquistare il prestigioso Pallone d'Oro.
E' proprio da questo prestigioso riconoscimento e dalla sua tecnica sopraffina (è stato uno dei giocatori più talentuosi a calcare i prati dei campi italiani) che nasce il suo soprannome: Golden Boy, il ragazzo d'oro.
Il suo nome è indissolubilmente legato al Milan, squadra con cui ha conquistato 3 scudetti, 2 Coppe dei Campioni, 1 Coppa Intercontinentale e 2 Coppe delle Coppe.
La sua carriera d'altronde si svolge in due soli club: l'Alessandria (squadra della sua città) e il Milan, di cui per un ventennio circa, rappresenterà la bandiera e il simbolo.
Soltanto Franco Baresi saprà, in futuro, farsi amare ed identificare con la squadra milanese al pari di Rivera.
In nazionale, invece, la carriera di Rivera non è altrettanto vittoriosa e sfolgorante come nel club: lo si ricorda principalmente per la famosa staffetta con Mazzola (madre di tutti i dualismi in maglia azzurra) durante i mondiali messicani del 1970.
I suoi 6 minuti in finale resteranno i minuti più controversi della storia del calcio azzurro e, a tutt'oggi, molti non si spiegano perchè il Ct Valcareggi aspettò così tanto a gettare nella mischia il giocatore dal talento più cristallino che la nostra nazionale avesse a disposizione.
Gianni Rivera era, infatti, uno dei quei pochi giocatori che hanno avuto in dono dalla natura quella grazia, quella tecnica e la visione di gioco che su un campo di calcio distinguono un buon giocatore da un vero fuoriclasse.
Gli spettatori che lo hanno visto giocare sono sempre restati affascinati dalla sua leggerezza, dal tocco felpato sul pallone, dalla capacità di mandare in rete i compagni di reparto.
Rivera era, insomma, un giocatore fuori dagli schemi, ma a differenza del calcio odierno, nel suo Milan la formazione ruotava attorno al suo limpido genio.
Il gioco non poteva prescindere dalla sua presenza, dai suoi dribbling e mai accadrà che la forza fisica, la corsa o gli schemi strappino più applausi dell'invenzione o di una finta ben riuscita.
Ecco, Rivera era questo: l'estro, l'imprevedibilità, la fantasia.......... tutto quello che si ama nel gioco del calcio.
Rivera si può tranquillamente collocare nell'olimpo del calcio, accanto a giocatori come Maradona, Crujiff, Van Basten, Baggio e tanti altri che hanno saputo stregare le platee.
Ma al Golden Boy va riconosciuto un altro merito, quello di aver saputo essere una bandiera, un simbolo: 501 partite nel Milan raccontano di una vita vissuta con la maglia rossonera indosso.
Questo ne ha fatto, agli occhi dei tifosi milanisti il giocatore ideale: forte tecnicamente, prezioso in campo e attaccato alla maglia.
Attaccate le scarpette al chiodo, Rivera ha dimostrato di avere "visione di gioco" anche nella vita: vicepresidente del Milan fino al 1986, dal 1987 si è dato alla politica, fino a diventare sottosegretario nel governo Prodi del 1996.
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