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Ronaldo
Il fenomeno venuto dal Brasile
La storia del calciatore più forte del mondo in attività (secondo moltissimi addetti ai lavori) inizia, come per molti campioni brasiliani, nelle strade polverose delle baraccopoli di Rio de Janeiro.
Ronalde nasce qui, nei sobborghi poveri di Rio, e trascorre gran parte della sua infanzia giocando a calcio per le strade, segnando raffiche di gol ai portieri improvvisati.
A sedici anni arriva il primo contratto da professionista: è il Cruzeiros che lo nota e si accaparra i servizi di questo giovane promettente talento.
Il viaggio di Ronaldo, che lo condurrà alla fama mondiale, è iniziato: dal quartiere di Bento Ribeiro (dove è nato il 22/09/1974) arriverà al prestigioso palcoscenico del calcio europeo, acclamato come vero e proprio fenomeno del calcio mondiale.
Già a 16 anni, dunque, partecipa al campionato professionistico, lasciando a bocca aperta tutti gli esperti di calcio brasiliano: nemmeno Pelè alla sua età faceva quello che a Ronaldo riusciva naturalmente.
Cominciano, parallelamente, le chiamate nelle varie nazionali, Under 15, Under 17 e poi il salto direttamente nella nazionale maggiore, acclamato come nuovo profeta del calcio verdeoro.
Nel 1994 fa parte della spedizione brasiliana a USA 94, diventando campione del mondo (seppure da riserva di Romario e Bebeto, senza giocare nemmeno un minuto) a 17 anni come il mitico O Rei Pelè.
Il 1994 è anche l'anno del passaggio di Ronaldo dal Cruzeiros al PSV Eindhoven: mamma Sonia è spaventata di come si potesse trovare il figliolo da solo in una città nuova e così diversa da Rio, così prese l'aereo e volò da lui prima dell'inizio del campionato, trovandogli una casa accogliente e facendogli pesare meno il distacco dal Brasile.
E pensare che proprio la madre era contararia al fatto che Ronaldo divenisse un calciatore!! La preoccupazione della mamma era condivisibile (cosa avrebbe fatto Ronaldo se non avesse sfondato nel mondo del calcio?), ma pensate cosa avremmo perso oggi se il Fenomeno avesse dato ascolto ai consigli della madre e invece di giocare a pallone avesse pensato alla scuola o ad imparare un mestiere!! Non avremmo mai goduto dei suoi numeri di alta scuola brasiliana, non avremmo mai assaporato con gli occhi i suoi scatti brucianti e le sue finte micidiali per i difensori.
Dopo l'esperienza col PSV Eindhoven Ronaldo divenne uno dei calciatori più ricercati dai grandi club europei: nella stagione 96/97 Ronaldo veste la maglia blaugrana del Barcellona.
Dalla Spagna Ronaldo prende infine la direzione del belpaese: è l'Inter che si assicura l'asso brasiliano e la prima stagione in neroazzurro del Fenomeno sembra promettere un futuro ricco di trionfi per la squadra di Milano.
Invece la malasorte è in agguato dietro l'angolo: infortuni, misteri (la finale mondiale di Parigi nel 98), fanno si che Ronaldo viva una stagione travagliata.
Al rientro con l'Inter, dopo un infortunio al ginocchio che sembrava perfettamente riassorbito, avviene quello che nessun tifoso di calcio (non solo gli interisti, tutti gli amanti del gioco più bello del mondo) avrebbe mai immaginato: entrato da pochi minuti nella gara contro la Lazio, Ronaldo scatta al limite dell'area avversaria, tutti si aspettano un numero dei suoi, un dribbling favoloso, un tiro che fulmini il portiere......... invece Ronaldo si accascia al suolo, il volto stravolto dal dolore.
Anche i giocatori della Lazio si rendono conto della gravità dell'accaduto e si portano le mani ai capelli: Ronaldo è di nuovo fuori gioco!
Oggi sappiamo che questo straordinario ragazzo (attivo in mille manifestazioni umanitarie) ce l'ha fatta ancora una volta, lo vediamo correre nuovamente sui campi da gioco, felice e sorridente come un ragazzino.
Eppure oggi Ronaldo è diverso dal giovane talento brasiliano sbarcato ad Eindhoven nel 1994: è sposato con Milene, è papà, è stato segnato dai gravi infortuni che hanno segnato la sua carriera....
Ronaldo è diverso, non nei dribbling, non nelle finte o nelle conclusioni irresistibili come le sue progressioni: è diverso poichè ha superato prove durissime sempre col sorriso sulle labbra, ha affrontato la via crucis della riabilitazione senza dimenticare che comunque lui è un privilegiato rispetto ai milioni di bambini poveri del terzo mondo.
Fenomeno, dunque, non solo in campo, ma anche nella vita: è amatissimo dai bambini, forse perchè riescono a vedere in lui ancora quella gioia per il gioco in se, l'amore per il pallone che spinge a tutt'oggi centinaia di bambini per le strade a rincorrere una palla, magari in un quartiere polveroso di Rio.
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