|
Polonia
Il ritorno del calcio dell'est
Dopo i fasti degli anni 70 e 80 (oro olimpico nel 1972, due semifinali mondiali nel 1974 e nel 1982) la Polonia sembrava scomparsa dal palcoscenico calcistico mondiale.
Dopo l'eliminazione agli ottavi di finale nei mondiali messicani del 1986 non sono più arrivati risultati degni di nota: era finito un ciclo fatto di grandi individualità.
Era la Polonia di Boniek, Zmuda, Deyna, Lato e molti altri campioni: finite le loro carriere, per molti anni, sembrava che il serbatoio delle giovanili del calcio polacco fosse incapace di sfornare nuovi talenti.
Oggi il vice-presidente della Federcalcio polacca è uno di quei campioni sopracitati, il più conosciuto ed amato in Italia: Zibì Boniek.
Grazie alla ristrutturazione delle strutture federali la Polonia sta lentamente (ma caparbiamente) risalendo la china e si appresta a raggiungere una meritata qualificazione ai prossimi mondiali, grazie alle ottime prestazioni che sta ottenendo nel gruppo 5.
Dopo gli anni del regime comunista, che sfruttava la vetrina del calcio come mezzo di propaganda, i giovani erano attratti da questo sport, che poteva rappresentare l'unico sbocco per un avvenire roseo e ricco di dollari.
Dopo un periodo di calo delle "vocazioni" calcistiche, il vivaio ha ripreso a sfornare talenti, che vanno ad affinarsi e migliorarsi nella Bundesliga (campionato che pesca a piene mani dalla nazione confinante).
L'allenatore, Egel, è un personaggio molto noto nel suo paese: ha guidato molte squadre, fra cui spicca quel Legia Varsavia che ben impressionò noi italiani uscendo sconfitto (ma con onore) dal doppio scontro Uefa contro l'Inter.
Fà giocare la squadra con un classico 4-4-2,è sempre molto disponibile al dialogo con i giocatori, ma sa farsi sentire quando serve grazie, anche, al suo carisma.
La squadra impostata da Egel, gioca un calcio attendista (la squadra polacca è di scuola "italiana"), si difende ordinatamente, per poi ripartire con rapide folate in contropiede.
Spiccano, nel collettivo, alcuni giocatori particolarmente capaci: Matysek (portiere del Bayer Leverkusen) e la sua "riserva di lusso" Dudek (Feyenoord), Kaluzny e Karwan perni del centrocampo, per concludere con la stella della squadra: Olisadebe.
Olisadebe è una punta di origine Nigeriana, naturalizzato polacco, che sembra una realtà ormai ben affermata del calcio mondiale: è un calciatore dalle ottime capacità realizzative, veloce con e senza palla ed è dotato di una buona tecnica di base.
I risultati, come già detto sopra, danno ragione alle nuova organizzazione della Federcalcio polacca (ne sono dimostrazione gli ottimi risultati ottenuti con Ucraina e Norvegia), la qualificazione al mondiale di Giappone e Korea sembra ad un passo e, in questo prestigioso torneo, potremo verificare la vera forza della compagine polacca.
|