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1938 1938
Francia
Dal 1934 entra in vigore la regola che la squadra detentrice del trofeo e la nazionale organizzatrice accedano alla fase finale senza disputare le eliminatorie.
Dal sudamerica giunge solo il Brasile, mentre la Germania (avendo annesso l'Austria) si presenta con la nazionale notevolmente rinforzata.
L'Italia è ancora guidata da Pozzo, che ha curato la preparazione e il cammino di avvicinamento alla coppa Rimet.
Al primo turno gli azzurri incontrano la Norvegia: sulla carta non ci dovrebbere essere storia, i campioni uscenti contro una nazionale ritenuta dai cronisti sportivi ancora grezza sul piano tecnico e tattico.
L'incontro invece propone un'Italia confusionaria e poco incisiva, fattostà che i norvegesi ci costringono ai supplementari: Piola segna il gol del definitivo 2-1 e ci consente di proseguire nel cammino.
Ma la squadra non ha convinto Pozzo: al di là dell'ostilità del pubblico (i francesi contestano il fascismo: siamo nel '38, alla vigilia della seconda guerra mondiale) la squadra non ha giocato affatto bene e vengono apportati dei cambiamenti: l'inserimento di Biavati garantisce maggiore libertà al più brillante degli azzurri, Piola.
Il correttivo apportato giova alla nazionale azzurra: ai quarti di finale affrontiamo i padroni di casa e l'ostilità crescente del pubblico, ma il risultato non è mai in discussione, 3-1 per l'Italia.
La vera novità del torneo è il Brasile, che col suo gioco brillante e spregiudicato ha convinto pubblico e giornalisti.
Alle semifinali sono approdate, insieme ad Italia e Brasile, Svezia e Ungheria, mentre la Germania ha fallito clamorosamente il passaggio del primo turno.
All'Italia tocca una semifinale difficile, ma non proibitiva (l'Ungheria è la squadra più forte del mondo secondo tutti i giornali): il Brasile è in grande spolvero, ma l'Italia sembra attrezzata a difendersi e ripartire in contropiede.
L'Ungheria maltratta la Svezia (5-1), proprio come avevano pronosticato tutti e l'attenzione è puntata sulla sfida tra Italia, rappresentante della tradizione europea, e il Brasile e la nuova filosofia del calcio offensivo.
Alla vigilia della semifinale Pozzo aveva contattato i brasiliani chiedendo loro se, in caso di sconfitta, avessero ceduto all'Italia i biglietti aerei per Parigi.
La risposta dei sudamericani fu irridente, quasi risero in faccia al nostro ct, tanto erano convinti di avere la partita in tasca.
Invece l'organizzazione tattica degli azzurri e un Piola super ci permisero di vincere 2-1 e di volare verso la finale di Parigi.
Lo scontro Italia-Ungheria propone un interessante confronto tra moduli differenti: l'Ungheria si basa sul possesso palla, sui tocchi di fino e i lunghi fraseggi che, se da una parte esaltano le qualità tecniche degli ungheresi, dall'altro costano in termini di velocità della manovra, necessariamente lenta e manovriera.
L'Italia, invece, fa della difesa attenta e del veloce contropiede le sue armi migliori, cercando di esaltare le doti dei suoi fuoriclasse, soprattutto Piola.
Al 6' gli azzurri sono già in vantaggio nonostante un tifo contrario fino all'inverosimile: Colaussi ci da subito la speranza, ma Tiktos pareggia appena due minuti più tardi (all'8').
L'Italia non perde i nervi e non si demoralizza, tanto che ottiene un nuovo vantaggio al 16' (Piola) e ancora Colaussi (35'): succede l'incredibile, il pubblico estasiato dalla prestazione degli azzurri decide di cambiare parere ed inizia ad applaudire la nazionale Italiana.
Al settantesimo l'Ungheria, disperata, centra la rete: siamo 3-2 per l'Italia e mancano ancora venti minuti.
Ancora una volta l'Italia da dimostrazione di carattere: all'82' contropiede velocissimo di Rava e Ferrari, lancio per Piola, triangolo con Biavatti e gol del centravanti fuoriclasse.
Punteggio fissato sul definitivo 4-2 e Italia campione del mondo per la seconda volta.
E' il 19 giugno 1938 e l'Italia è definitivamente accettata come potenza calcistica, Piola è considerato il genio del calcio italiano e Pozzo è diventato un mito.


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