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1934 1934
Italia
E' l'era di Meazza, che già è un campione consacrato e, in questi mondiali, diverrà mito del calcio.
Il Ct della nazionale (Pozzo) gli affida il ruolo di leader della squadra azzurra: per fare quel salto di qualità indispensabile per aggiudicarsi la manifestazione è necessario unire tutti i campioni dell'Italia, amalgamare la squadra senza limitare le caratteristiche dei singoli.
Meazza in campo deve essere il tramite tra la velocità di Guaita, la grinta di Schiavo e la fantasia e l'estro di Ferrari.
Da questo delicato mixer doveva nascere, secondo i piani di Pozzo, una nazionale invincibile.
Le previsioni dell'allenatore italiano si rivelarono esatte: nonostante partecipino le più forti squadre del mondo, la nazionale azzurra si aggiudicherà la sua prima coppa Rimet.
Delle 32 squadre iscritte, 3 rinunciano prima delle eliminatorie, a cui prende parte anche l'Italia.
La coppa Rimet si gioca ad eliminazione diretta, partendo dagli ottavi di finale.
L'Italia incontra gli Stati Uniti e se ne libera agevolmente con un secco 7-1, mentre agli ottavi di finale si dovrà scontrare con la Spagna (che ha eliminato il Brasile): è una qualificazione drammatica, le due squadre devono ripetere l'incontro (terminato la prima volta in parità 1-1: a quei tempi non esistevano supplementari e rigori), ma alla fine gli azzurri si impongono per 1-0 proprio con gol di Meazza.
Assenti gli inglesi, le squadre più accreditate sonoAustria e Cecoslovacchia ed entrambe si sono qualificate per le semifinali: l'Italia spera che il sorteggio le assegni la Germania, ritenuta più debole delle altre due, ma il destino ci propone l'Austria.
Il 3 di giugno affrontiamo gli austriaci: partita spigolosa, tirata e poco spettacolare, ma alla fine l'Italia vince per 1-0 ed è in finale.
Dall'altra semifinale esce vincitrice la Cecoslovacchia, seppure dopo una partita sofferta oltre ogni aspettativa e vinta per 3-2 contro i tedeschi.
La finalina se l'aggiudicherà la Germania per 3-2 su una demotivata e delusissima Austria (7 giugno), mentre il 10 di giugno a Roma va in scena la finalissima.
La Cecoslovacchia è un avversario temibilissimo (aveva battuto in amichevole i maestri inglesi) e si presenta con i favori del pronostico.
Pozzo si affida allo stesso undici che ha sconfitto l'Austria (Combi, Monzeglio, Allemandi, Ferraris IV, Monti, Bertolini, Guaita, Meazza, Schiavo, Ferrari, Orsi), arbitra la partita il signor Eklind della federazione Svedese.
L'Italia conquista la coppa con una grande prova di carattere e di personalità: a venti minuti dal termine Puc porta in vantaggio i cecoslovacchi, ammutolendo tutto lo stadio.
Ma l'Italia mostra il suo carattere, attaccando con ordine e senza perdere la testa: all'81' Orsi riporta il match in parità e, nei minuti di recupero, Schiavo mette il proprio sigillo sulla vittoria.
Alla finale assiste anche Mussolini, anche se di calcio ne capisce poco, ma non può sottrarsi ad un dovere di Stato.
Inoltre l'eventuale vittoria dell'Italia costituerebbe una promozione senza pari per il fascismo.
Anche Rimet riferirà che il Duce non mostrava assolutamente interesse per la partita (che era stata definita "partita dell'anno" dalla stampa di tutta Europa), nonostante che la partita fosse realmente emozionante e coinvolgente.
Passerà alla storia l'immagine di Schiavo che, dopo aver realizzato il gol vincente su assist di guaita, cade a terra semisvenuto, sommerso dall'abbraccio dei compagni di squadra.
Italia 2 Cecoslovacchia 1: l'Italia è campione del mondo.


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