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Tony Adams
Il capitano coraggioso
Molti di voi conosceranno Tony Adams: è il capitano dell'Arsenal, la squadra londinese in cui militano, tra gli altri, Henry, Bergkamp e Vieira.
Capitano storico della nazionale inglese, difensore roccioso, stilisticamente brutto da vedere ma estremamente efficace, in special modo nel gioco aereo.
Ma non è dei suoi successi o delle sue sconfitte da calciatore che vogliamo parlarvi, bensì della sua storia di vita: una vita che per un periodo è stata consumata dall'alcool, asservità a una dipendenza che lo portava lentamente all'autodistruzione.
E' uscito qualche tempo fa anche in Italia, infatti, il libro-autobiografia del calciatore inglese (Addicted="assuefatto", Baldini&Castoldi, pp.382, £.19.000) che racconta il suo rapporto con la bottiglia.
Potremmo definire Adams come "l'asino redento": i tifosi avversari hanno crudelmente soprannominato il capitano dei gunners "asino" e in ogni stadio sottolineano i suoi errori con ragli e insulti.
Ebbene, l'uomo che sembrava non sentire gli epiteti che volavano dalle tribune al suo indirizzo, il giocatore che in campo era determinato e freddo, nella vita si aggrappava all'alcool, passando da una sbronza all'altra fino all'incontro chiave con Steve Jacobs.
Jacobs aveva già aiutato, in passato, Paul Merson (compagno di squadra di Adams) nella sua lotta contro il gioco d'azzardo e la droga e anche questa volta si rivelerà cruciale nel riportare alla vita un uomo distrutto.
Adams incontra Jacobs per la prima volta nel 1996, dopo tre giorni passati a letto a piangere e sudare dopo l'ennesima sbronza: inizia a parlare con lui, si sfoga e, grazie al suo appoggio, trova la forza di rivolgersi agli Alcolisti Anonimi.
Proprio nel corso di una riunione con gli A.A., Tony trova la forza, il coraggio di vincere la vergogna, di alzarsi e dire <>.
Come molti sanno, ammetere di avere un problema è il primo passo per risolverlo, così Adams inizia il suo percorso verso la "redenzione".
Questo avviene nel 1996, ma la storia di Tony Adams inizia molto prima: nato nel 1966, già negli anni settanta rivela una precoce inclinazione alla depressione e capita spesso che la sera si senta "vuoto e solo", in balia di un'angoscia che lo faceva stare male.
Studente timido ed introverso, socializzava con difficoltà e quando già era un giocatore in ascesa si era reso protagonista di alcune bravate, scoprendo nell'alcool un buon rifugio per tutte le sue insicurezze: il wiskey o la birra anestetizzavano bene le sue paure ele sue angosce.
A 24 anni, già titolare affermato nella nazionale, conosce anche il carcere: mentre guidava in stato di ubriachezza invase una proprietà privata.
Adams non ha mai recriminato per gli avvenimenti della sua vita, anzi spesso ha ringraziato quelli che hanno più volte tentato di limitare la sua autodistruzione: i genitori, l'ex-moglie Jane ed i suoi allenatori (tra cui Graham e Wenger).
La sua intelligenza alla fine l'ha salvato: riuscire a spostare il proprio modo di pensare dall'egoismo all'autostima, riuscire a riappropriarsi dell'umiltà riscattandosi da una situazione di umiliazione......
Adams ha definitivamente vinto la sua personale lotta contro se stesso e questo libro non vuole essere una autocelebrazione: no, Adams è troppo intelligente per ricadere nel vortice del super-io.
Questo libro è una testimonianza per tutti: non esistono persone monolitiche, tutti abbiamo le nostre debolezze, ma dobbiamo imparare a conviverci, non farci umiliare da noi stessi e conservare l'autostima, che contrariamente all' Ego, ci porterà sempre nella giusta direzione.
Grazie, Tony, per la tua storia.
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