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Wembley
La fine di un mito
Nel novembre del 2000 è scomparso in mito, un protagonista assoluto del calcio del novecento.
Non stiamo parlando di un cannoniere implacabile o di un portiere insuperabile, stiamo parlando di uno stadio, anzi, a voler essere più precisi stiamo parlando DELLO STADIO per eccellenza: l'impianto sportivo sognato da intere generazioni di campioni, Wembley.
Anche noi tifosi italiani siamo in soggezzione difronte a questo nome, ci evoca diversi ricordi: le severe lezioni impartiteci dai maestri inglesi, il primo goal di un italiano a Wembley (Capello), la rete di Zola a euro 96.....
Ma Wembley è molto di più: è un mausoleo, un luogo sacro per il calcio, un vero e proprio tempio.
Si puo pensare a questo mitico stadio come un museo a cielo aperto, silenzioso, che custodisce intatto lo spirito del calcio.
Perciò, quando si è deciso di demolirlo per costruire un impianto moderno, alcuni hanno parlato di dissacrazione, di affronto alla memoria, di "bestemmia" storica.
E' come se abbattessero San Pietro per costruirci sopra un santuario moderno e tecnologico con annessi negozi dove vendere gadget e souvenir.
Settantasette anni di gloriosa carriera sono stati cancellati dalle ruspe.
Non abbiamo perso solo uno stadio, le gradinate e le curve, abbiamo perso un luogo della storia, della memoria del calcio.
La prima partita a Wembley viene disputata nel 1923: finale di coppa di Inghilterra, Boston Wanderers 2 West Ham Utd 0.
Ma partita e risultato sono secondari, la cosa più importante è lui, Wembley, con i suoi 200.000 posti, le sue due torri visibili da lontano che sembrano messe li apposta per incutere rispetto e soggezzione.
E il Mondo capisce ben presto cosa sia Wembley e cosa rappresenti: le Olimpiadi del 1948, i mondiali di calcio del 1966, mondiali di Rugby nel 1955, nel 1966 gli europei di calcio e in mezzo decine di finali di coppa di lega inglese e di coppe europee.
Nonostante il suo palmares, Wembley si è prestato spesso anche alla musica: e gli eventi organizzati nel mitico impianto sono passati alla storia (basti ricordare i 500.000 presenti per Michael Jackson e gli altrettanti per i Queen).
Ma oggi tutto questo non conta più, prevale la logica del business a tutti i costi: troppo grande e poco gestibile il vecchio impianto, oggi si punta su strutture più piccole e sicure (40.000 posti in genere), magari con negozi e ristoranti che riempiano le casse dei club o della federazione.
Ma quanto vale un mito? Come possiamo quantificare in termini monetari il peso della storia che si respira in questo mausoleo della memoria?
Sicuramente il nuovo impianto renderà molto (in termini di denaro), ma noi, inguaribili romantici, penseremo sempre con infinita nostalgia al mitico Wembley, ricordando le sfide passate disputate dai campioni, riascoltando con l'immaginazione il boato dei 200.000 all'ingresso in campo dei propri beniamini o al momento di un goal.
Addio vecchio Wembley e grazie per averci regalato tante emozioni.
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