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Articolo da commentare: 1966
Inghilterra
Il 1966 segna l'ingresso definitivo del mondo del calcio nella cosiddetta "strapotenza fisica": l'aspetto fisico, della potenza atletica, comincia a prendere definitivamente il sopravvento sull'aspetto tecnico. Il destino delle squadre più tecniche e manovriere, che giocano "al rallentatore" cercando la giocata ad effetto ed esaltando i singoli, sembra segnato. Così Italia, Brasile e molte altre formazioni, considerate le più forti sul piano della tecnica, vengono eliminate mano a mano che il torneo procede. L'Inghilterra, che vincerà il suo primo ed unico titolo, si esalta in questo calcio fisico: difesa rocciosa e repentini contropiedi, potenza nelle entrate e ritmo alto per tutti i novanta minuti. E' il trionfo della marcatura stretta, asfissiante, ad uomo per tutto il campo: questa filosofia di gioco priverà gli spettatori e i tifosi anche di Pelè, picchiato dal suo spietato marcatore Zechev (Bulgaria). Per quanto riguarda la nazionale azzurra, è l'anno tragico della "fatal Corea": sembra incredibile ancora oggi, a tanti anni di distanza, ma la piccola e sconosciuta nazionale asiatica riusci nell'impresa di sconfiggere l'Italia e rispedirla a casa dopo il primo girone. Eppure i segnali che aveva lanciato la nostra nazionale nel cammino di avvicinamento alla kermesse mondiale erano stati positivi: 6-1 alla Bulgaria, 1-0 all'Austria, 3-0 all'Argentina e 5-0 al Messico. Si andava, insomma, in Inghilterra con la voglia di competere con i migliori, forse addirittura con la convinzione che la Coppa Rimet fosse alla nostra portata. L'esordio è vincente: 2-0 al Cile (una sorta di rivincita di 4 anni prima), ma la nazionale non convince, non sembra neanche la bruttacopia della squadra brillante di pochi mesi prima. La prova del nove ce la fornisce l'URSS, battendoci per 1-0 nella gara succesiva, costringendoci ad affrontare la Corea con un solo risultato a disposizione: dobbiamo vincere per qualificarci. Si sprecano battute e barzellette sugli asiatici, ma la commedia si trasforma in tragedia: al 33' si infortuna Bulgarelli (non c'erano sostituzioni) e mentre Perani si mangia qualche gol, la Corea passa in vantaggio: è Pak Doo Ik il giustiziere degli azzurri. Nella ripresa la nostra nazionale attacca, ma il gol non arriva: siamo fuori da un torneo che dovevamo dominare. La Corea del Nord, dunque, approda agli ottavi (dove sarà sconfitta dal Portogallo di Eusebio) in compagnia delle altre favorite ad eccezione di Italia e Brasile. I padroni di casa inglesi affrontano e battono gli argentini (1-0), la Germania si sbarazza agevolmente dell'Uruguay (4-0), l'Urss sconfigge la nazionale magiara (2-1) e il Portogallo, come detto, sconfigge i coreani. In finale approdano Germania (2-1 all'URSS in semifinale) e Inghilterra (2-1 al Portogallo): due squadre simili, entrambe dotate più fisicamente che tecnicamente, che praticano un calcio rude e impetuoso. Alla vigilia il pronostico vede la Germania favorita, è avanzata a suon di gol, mentre l'Inghilterra ha sofferto contro Argentina e Portogallo, vincendo di misura. Sotto gli occhi della regina Elisabetta Haller (12') deposita la palla in rete e gela lo stadio. Ma l'Inghilterra reagisce d'orgoglio e dopo soli sei minuti il punteggio è di nuovo in parità (Hurst 18'). Nella ripresa cresce la squadra inglese, aumentano di numero e pericolosità le azioni e la porta della Germania è trafitta per la seconda volta: Peters infila Tilkowski e scatena la bolgia nello stadio di Wembley. La partita sembra ormai conclusa quando i tedeschi pareggiano in seguito ad una azione estramamente confusa: è Weber che realizza, ma la palla sembra essere stata addomesticata con un braccio dal suo compagno Schnellinger. Si va, comunque, ai supplementari e all'undicesimo minuto accade qualcosa che segnerà indelebilmente questa edizione dei mondiali: 11 minuti trascorsi, il pallone calciato da Hurst verso la porta tedesca incoccia contro la traversa e ricade a terra tra i festeggiamenti degli inglesi che invocano il gol. L'arbitro Dienst non ha visto e si consulta con il guardalinee, il quale non esita e convalida la rete tra le mille proteste dei teutonici. A chiudere definitivamente la questione arriva poi il terzo gol di Hurst che regala all'Inghilterra lo scettro di squadra più forte del mondo.

 

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